Un figlio imprevisto, 2020

Perfomance 180’

Featuring Irene Balia

VarcoLabile, L’Aquila


ph Ela Bialkowska, OKNO studio

The artist is naked against a wall of the exhibition space.

A recorder propagates, in loop, the voice of the mother of the artist who tells the dreams and nightmares that accompanied her during pregnancy. A painter paints the story on and around the artist’s body.

CARNE DELLA MIA CARNE

Inerme, dipendente, bisognoso di cure materiali, bisognoso di amore. Così nasce ogni umano. Dal ventre di una donna – o di una persona di altro genere, purché di utero munita. Mammifero tra gli altri, con le sue particolarità di specie.

L’umano è un animale culturale, e l’amore che riceve durante l’infanzia non è istintiva cura dei genitori per la prole: è intrecciato di significati, veicola le aspettative che i genitori – e non solo loro – hanno su di lei/lui/*. Nel regime simbolico dell’eterosessualità obbligatoria (che, non vi ingannate, vige ancora), queste aspettative coinvolgono anche e innanzitutto identità e desiderio. Si dà per scontato, per farla breve, che il figlio/la figlia/* sia maschio oppure femmina, cisgenere ed eterosessuale.

Ogni infante LGBTQI+ è allora una figlia/un figlio/* imprevista/o/*, senza patria né matria, un’/un/* apolide nel mondo, a partire dal proprio mondo famigliare: le/gli/* viene negato il diritto di essere amata/o/* per quello che è e che sarà. Povero, fragile, animaletto vulnerabile. Su questa situazione interviene il diritto. Che può esacerbare l'eterosessualità obbligatoria, fino a condannare le/gli/* apolidi del desiderio, morti simbolici, a una morte reale (in 68 dei 196 paesi del mondo gli atti non eterosessuali sono ancora criminalizzati, in 11 sono puniti con la pena capitale). Oppure che può tutelarle/li/* da quel regime, in quel regime – concedere loro una ‘protezione umanitaria’. A questo serve la legge contro l'omobitranspanfobia che da lungo tempo attendiamo in Italia. Ma una legge non basta a chiudere la questione, perché non solo di diritto qui si tratta: l'eterosessualità obbligatoria instaura un regime simbolico, non giuridico: non è un imperativo esterno a noi, che tanto facilmente possa essere revocato. È una norma culturale che plasma l’animale umano che noi siamo, carne della nostra carne. Mammifero tra gli altri, con le sue particolarità di specie: ogni infante LGBTQI+, come i suoi genitori e tutte/i/* noi.

Agli apolidi del desiderio non resta allora che cercare, ognuna/o/* a suo modo, ognuna/o/* come può, di suturare la ferita di essere una/un/* figlia/o/* imprevista/o/*. Ricreare una famiglia il più possibile tradizionale: avere una/un/* figlia/o/* per riparare il dolore di non essere state/i/* amate/i/* come figli/e/* (un’altra norma, un’altra legge, altre aspettative). Oppure rivisitare le tradizioni, stabilendo altre relazioni, altre famiglie, inventando nuove parentele – con altri animali umani, e anche non umani. Oppure: fanculo le tradizioni.Oppure? Oppure...

Lorenzo Bernini

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